Meglio un diplomato di ieri che un laureato di oggi

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Uno studio Ocse rileva un generale impoverimento della preparazione scolastica

Sempre più studenti scrivono male in italiano. Non è una questione politica ma un’opinione sempre più diffusa e ora sancita da una presa di posizione netta di 600 professori universitari, accademici della Crusca, storici, filosofi ed economisti.

Il folto gruppo di puristi della lingua italiana lo hanno messo nero su bianco in una lettera indirizzata al Governo e al Parlamento in cui chiedono “misure urgenti” per rimediare alla situazione che in alcuni casi diventa un fenomeno addirittura imbarazzante.

La lettera ha fatto nascere il sorriso nelle generazioni adulte, testimoni evidenti degli strafalcioni grammaticali e geografici di figli e nipoti. Un fenomeno salito alla ribalta in Parlamento con diversi giovani politici che regolarmente inciampano con i congiuntivi e le capitali dei Paesi esteri. La lettera nasce dal fatto che in passato la scuola italiana preparava meglio ed educava di più i suoi studenti. Anche in una situazione in cui oggi come oggi diventare insegnante è di gran lunga più difficile che in passato.

Oltre che nelle sedi istituzionali e pubbliche il dibattito si sposta in famiglia e sono sempre più frequenti i confronti accesi tra figli e genitori.

Ciascuna delle due fazioni adduce, volta per volta, motivazioni apparentemente inattaccabili.

La scuola è cambiata; la tecnologia caratterizza sempre di più il mondo della formazione e oggi si studia in maniera interattiva.

Si dà molta importanza all’interdisciplinarietà e ai laboratori e si prendono seriamente in considerazione le lingue straniere. Un tempo, alzi la mano chi può testimoniare il contrario, mamme e papà conoscevano soltanto il metodo mnemonico.

A parte le lettere e le opinioni, più o meno accademiche, cosa c’è di vero in tutto questo? Lo spieghiamo attraverso una fonte molto autorevole, l’Ocse, che ha paragonato le rilevazioni del 1990 con quelle del 2012. Sembra che i genitori e i 600 sottoscrittori della lettera al Governo abbiano ragione; nel complesso, la tendenza è quella di un generale impoverimento della preparazione in tutte le materie. E il divario sembra peggiorare progressivamente di anno in anno.

Il fenomeno è questo: cresce il numero di laureati ma se si mette a confronto un diplomato di ieri con un laureato di oggi spesso lo scarto di preparazione, a vantaggio del diplomato, è imbarazzante. Un fenomeno negativo che caratterizza tutti i Paesi europei, nessuno escluso.

Lo studio dell’Ocse entra nel merito delle fonti di studio e nell’origine dell’informazione; una volta relegate nei libri di testo, oggi fondamentalmente nei motori di ricerca. Il danno maggiore, dice lo studio, sta nel fatto che Google è in grado di offrire già sintesi e analisi snaturando così il lavoro dello studente che non si abitua a esercitare la propria capacità critica.

Solo per citare uno dei dati che emergono chiaramente dallo studio Ocse, geograficamente parlando, in Giappone ci sono gli studenti più bravi in termini di comprensione linguistica, poi i finlandesi e gli olandesi.

Quali le cause di questa sciagurata situazione? I social. Facile a dirsi ma molto meno facile affermare che il problema sia tutto lì.

È vero, i social distraggono continuamente gli studenti sia durante le ore di lezione che a casa nel corso dello studio pomeridiano e serale. Però, c’è da dire, che anche i professori e i metodi di insegnamento sono molto cambiati e la modernità non ha portato soltanto svantaggi.

Molti degli studenti intervistati hanno elencato gli aspetti positivi del nuovo sistema scolastico, a iniziare dalla sostituzione del metodo mnemonico con quello logico.

By Livio Iacovella