In…sicurezza

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Nonostante tutta la nostra attenzione e il nostro essere “smaliziati” la buccia di banana è sempre all’orizzonte

Mai come oggi, la parola “sicurezza” ha preso residenza fissa nel nostro vissuto, ruotando a trecentosessanta gradi. Dalle solite raccomandazioni ereditate dall’infanzia – generalmente inviti all’attenzione e alla prudenza in situazioni concrete – il senso della sicurezza si è esteso all’utilizzo dei nostri dati privati, allargandosi alla tutela della persona in senso lato. E quindi le nostre giornate sono trapuntate di attenzioni sempre più numerose, meccaniche e raffinate, senza necessariamente dover difendere chissà quali patrimoni oltre la nostra incolumità: verifichiamo che le borse siano chiuse, i portafogli infilati nelle tasche anteriori e che nessuno ci segua in una strada deserta; inseriamo allarmi nelle case e nelle auto, conserviamo i nostri beni materiali in cassette di sicurezza.

Abbiamo moltitudini di password e per nostra sicurezza, siamo costretti a cambiarle in continuazione, con fastidiosi vincoli sulla lunghezza e il tipo di caratteri; stiamo attenti a non firmare qualche contratto capestro, al telefono o per strada, perché dalla strada il pericolo può arrivare anche da un lestofante in giacca e cravatta, che magari ti invita a firmare appelli contro la droga

o l’ aids, e invece ti inchioda all’obbligo di pagare delle quote per società di servizi inesistenti. E che dire dei falsi sinistri? Insomma, l’elenco dei “pericoli“ è lunghissimo, proprio come quello delle nostre password…

Eppure, nonostante tutta la nostra attenzione e il nostro essere“smaliziati” la buccia di banana è sempre all’orizzonte, specie se ce la siamo buttata sotto i piedi da soli. Per esempio, un’azione assolutamente comune come quella di mettere un annuncio per affittare un appartamento su un sito specializzato – fornendo quindi il proprio numero di telefono cellulare – può trasformarsi in una esperienza spiacevole e potenzialmente molto pericolosa.

Dal numero di cellulare candidamente fornito, difatti, chi legge l’annuncio può vedere la fotografia del profilo su WhatsApp, pure se non lo abbiamo tra i contatti registrati (una lacuna del’App cui il gestore sta ponendo riparo).

Non nascondiamolo, spesso la vanità ci mette lo zampino e nel profilo inse- riamo la nostra foto che, almeno a nostro parere, meglio di tutte ci fa apparire nel nostro massimo splendore, magari ricorrendo al ritocco digitale. E così si configura la disagevole

situazione in cui noi siamo riconoscibili al nostro interlocutore, ma non vice- versa. Di fatto, ci poniamo in una condizione di debolezza e potremmo divenire bersagli di stalking, sextesting, pedinamenti. Il consiglio è dunque di non dare il proprio cellulare privato in queste situazioni, e di prendere un’altra scheda dedicata solo a quello.

Con queste premesse la prospettiva di dover far visionare l’appartamento oggetto dell’annuncio diventa giustamente preoccupante: c’è la possibilità di subire un furto, un approccio pesante, persino la violenza fisica.

D’altra parte, un rischio del genere può potenzialmente essere corso quando una ditta deve farci recapitare l’ingombrante elettrodomestico che abbiamo appena acquistato.

In genere, si presentano almeno due uomini per la consegna – dopo averci fatto aspettato ore – fisicamente ben piazzati visto il tipo di lavoro che svolgono. Purtroppo a volte, se si trovano di fronte una persona che non reputano abbastanza “forte” o smaliziata – una donna, un ragazzo, un anziano – non si limitano a consegnarti la merce. Nella migliore delle ipotesi iniziano a richiedere ulteriori somme per colle- gare la lavastoviglie o la lavatrice all’impianto idraulico (già comprese nel prezzo pagato), nella peggiore si divi- dono e, mentre uno distrae il malcapitato, l’altro gira per la casa in cerca di beni da rubare.

Che dire? Alla fine per conseguire la sicurezza migliore non bastano gli accorgimenti dettati dal buon senso. Occorre informarsi costantemente, ma, soprattutto, condividere tali informazioni con chi ci vive accanto, amici e familiari, per non trovarsi mai da soli, la condizione che più di tutte ci mette in pericolo.

By Paola Ferrara