I Bitcoin, cosa sono

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Bitcoin Perché non è più possibile non tener conto della rapida diffusione di questa “moneta”, nonostante i dubbi e le perplessità ad essa connessi

Perché non è più possibile non tener conto della rapida diffusione di questa
“moneta”, nonostante i dubbi e le perplessità ad essa connessi

Il Bitcoin, moneta virtuale, rappresenta sicuramente una seria minaccia al sistema bancario degli strumenti di pagamento elettronici e delle transazioni commerciali internazionali con ovvie implicazioni sui ricavi.

Con l’aumentare della sua diffusione esiste inoltre il rischio concreto che le istituzioni monetarie perdano pezzi sul controllo dell’emissione, circolazione e valore della moneta.

In tutto il mondo, in particolare negli USA, molte delle più grandi banche stanno guardando con grande interesse al fenomeno delle criptovalute, il cui volume totale è stimato, oggi, intorno ai 120 miliardi di dollari.

Bitcoin e assimilati sembrano infatti non rappresentare un fenomeno destinato ad esaurirsi, oggetto di approfondimento per analisi puramente accademiche o tesi universitarie, diventando infatti popolari anche tra i non addetti ai lavori, grazie a film o serie televisive di grande diffusione.

Per capire di che cosa stiamo parlando è bene ricordare che, dall’inizio dell’anno, il bitcoin si è apprezzato di circa il 200% con ulteriori forti rialzi negli ultimi giorni, tanto da indurre Goldman Sachs, una delle più grandi banche d’affari americane, a sostenere che gli investitori istituzionali non possono più ignorare ciò che sta accadendo (fonte Bloomberg analisi di R. Boroujerdi e J. Binder Graham).

Il problema di questa veloce e massiccia diffusione di una valuta riconducibile a internet, la cui legittimità sembra non essere più in discussione, è determinato dal fatto che essa sta risultando tanto appetibile per gli investitori da attrarre capitali “veri”. Ciò, nonostante negli Stati Uniti l’Internal Revenue Service, l’equivalente dell’Agenzia delle Entrate italiana, abbia decretato che la moneta virtuale non dispone di uno status legale, pur trattandola come proprietà ai fini fiscali.

Gli scambi di bitcoin che vengono eseguiti oggi su piattaforme offshore potrebbero essere negoziati negli Stati Uniti entro la fine del 2017.

Vediamo ora di capire come nasce e come funziona il bitcoin e, soprattutto, che livello di rischio può rappresentare per gli investitori.

Il Bitcoin (codice: BTC o XBT) – riporta wikipedia – è una moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, che sviluppò un’idea da lui stesso presentata su Internet a fine 2008.

Per convenzione, il termine Bitcoin, con l’iniziale maiuscola, si riferisce alla tecnologia e alla rete, mentre il minuscolo bitcoin si riferisce alla valuta in sé.

Si tratterebbe, in sostanza, di una cripto-valuta, ovvero di una valuta decentralizzata digitale il cui utilizzo si basa sui principi della crittografia. Tale tecnica consente di “cifrare” un messaggio rendendolo leggibile solo al destinatario in modo da validare le transazioni e permettere la creazione di moneta/valuta digitale, con la possibilità di effettuare pagamenti online in maniera molto sicura.

La creazione della moneta diventa quindi un’azione condivisa da chi la utilizza, in quanto non vi è nessun ente o soggetto centrale che ne controlli l’emissione, che quindi è basata sul meccanismo informatico peer to peer (rete locale in cui ognuno dei computer collegati ha pari diritto di accesso alle risorse comuni).

Mancando di fatto un soggetto identificato con diritti di gestione della moneta, è il solo algoritmo di creazione che ne definisce le caratteristiche ed i limiti di emissione.

Per meglio comprendere la portata “rivoluzionaria” di questo processo si ricorda come l’intermediazione tradizionale delle monete, euro, dollaro, sterlina, etc. viene svolta dalle Banche Centrali, che garantiscono che l’emissione di moneta avvenga nel rispetto delle regole e leggi stabilite dallo Stato, sia dalle banche, nel caso di moneta scritturale e/o elettronica.

Una delle caratteristiche tipiche del Bitcoin è invece l’assenza di un soggetto intermediario nella trasmissione di moneta.

Questo processo di creazione della moneta virtuale ha generato un problema su come catalogare giuridicamente i bitcoin e le altre cripto-valute.

A tal proposito, la Banca Centrale Europea ha precisato che le monete virtuali, non avendo un sistema normativo che ne stabilisca la funzione di mezzo di adempimento delle obbligazioni pecuniarie, non sono moneta. Sono moneta solo in senso contrattuale, valida nei meccanismi di scambio quando vi sia un accordo tra le parti (ad esempio negli acquisti on-line o addirittura nel caso dell’Università degli Studi di Nicosia Cipro per il pagamento delle tasse universitarie).

Le monete virtuali secondo la BCE, non sono soggette alla normativa PSD (Payment Services Directive i servizi di pagamento europei).

La Banca d’Italia ha emesso diverse note di avvertenze precisando che ”l’emissione e la gestione di valute virtuali, compresa la conversione in moneta tradizionale, sono attività non soggette a vigilanza da parte della stessa Banca d’Italia né di alcuna altra autorità in Italia. Ne deriva l’assenza di forme di tutela o garanzia delle somme “depositate”. In caso di condotta fraudolenta, di fallimento o cessazione di attività delle piattaforme di scambio non esistono tutele normative specifiche atte a coprire le perdite subite.

Analogamente, per le somme in valuta virtuale depositate presso terzi non operano i tradizionali strumenti di tutela, quali i sistemi di garanzia dei depositi.”

Su questi aspetti, che impongono forte cautela, è di questi giorni la notizia della maxi multa da 2,6 milioni di euro per la criptovaluta OneCoin.

L’Antitrust ha accusato la società One Life Network di vendita piramidale e promozione ingannevole.

L’Autorità garante della concorrenza ha considerato le modalità utilizzate dalla società per promuovere l’acquisto della moneta virtuale OneCoins scorrette, sia per le modalità ingannevoli con le quali erano descritte le caratteristiche, i termini e le condizioni del prodotto proposto, sia in quanto il sistema attuava una vendita a carattere piramidale considerata dal Codice del Consumo tra le pratiche commerciali ingannevoli.

Per quel che riguarda le possibili ricadute sulla politica monetaria in area euro, la BCE è molto attenta a questo tipo di “monete”, infatti da tre anni è stata creata da Mario Draghi una commissione di tecnici con il compito di tenere sotto controllo la diffusione dei Bitcoin/criptovalute nell’Eurozona.

Nell’ultimo rapporto del 2015 della commissione (“Virtual currency schemes a further analysis”), Bitcoin e assimilati vengono descritti letteralmente come “la più grande minaccia potenziale per la politica monetaria e la stabilità dei prezzi, per la stabilità finanziaria e la vigilanza prudenziale”.

Occorre comunque evidenziare che le banche tradizionali nel rispetto delle normative, si stanno muovendo per non essere escluse da questo fenomeno che, molto probabilmente in futuro, avrà forti ripercussioni sul mondo bancario, ad esempio con il “nulla osta” della BCE. Il 17 gennaio 2017 Deutsche Bank, HSBC, KBC, Natixis, Rabobank, Société Générale e Unicredit hanno sottoscritto a Bruxelles un “Memorandum of Understanding” per partecipare insieme allo sviluppo di tecnologie blockchain standardizzate che sono alla base delle monete virtuali come Bitcoin.

La piattaforma individuata è la “Digital Trade Chain” (DTC), utilizzata per i pagamenti per le piccole e medie imprese sviluppata dalla banca belga KBC, che collega tutte le parti coinvolte nella transazione commerciale: acquirente, venditore, intermediario finanziario.

In conclusione, è necessario rimarcare che, come per ogni tipo di innovazione finanziaria e non solo, anche per questo fenomeno delle monete virtuali ci sono luci ma anche ombre che, in una fase di forte espansione iniziale, in assenza di quadri normativi e di tutele, espongono ad elevati rischi oltre che dare opportunità di guadagno.

By Luciano Arciello

Fonti:

  • Sole 24 ore
  • Wikipedia
  • Banca Centrale Europea
  • Banca d’Italia
  • ANSA
  • dirittobancario.it
  • ABI
  • Investing in cryptocurrencies (Società italiana Analisi Tecnica)