Guadagnare dai nostri dati in rete

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Weople distribuisce i dati personali con diversi gradi di riservatezza, li rende anonimi e li fa fruttare sul mercato, senza vendere alcuna identità

Anni fa in rete circolava un video nel quale uno speciale bancomat era in grado, una volta riconosciuto il cliente, di consegnare un regalo speciale, ad esempio il giorno del compleanno. Il messaggio che si voleva far passare era chiaro; ti conosco così bene che posso regalarti l’emozione e il regalo che più ti fa piacere. Ecco così che dal bancomat uscivano i biglietti gratis per un concerto o per una partita di baseball. Oppure una vacanza ai mari del Sud o un oggetto speciale per completare la propria collezione.

Quel video contribuì ad aprire la strada alla valanga di messaggi che, proprio in occasione del compleanno, arrivavano dai portali e dai siti più diversi, a molti dei quali non ricordavamo nemmeno più di esserci iscritti.

Fino all’avvento dei social, che hanno fatto delle ricorrenze dei veri e propri eventi, a cui la comunità è sollecitata a partecipare, tanto che ormai sempre più persone eliminano la data di nascita dal proprio profilo Facebook.

A parte gli auguri di compleanno, è chiaro a tutti il grado di invadenza della pubblicità personalizzata a cui siamo sottoposti durante la navigazione.

Visto il caos e la capacità di penetrazione si è reso necessario far intervenire una direttiva europea in grado di assicurare la riservatezza dei dati personali; la GDPR, la norma che rende obbligatorio il permesso esplicito della detenzione dei dati personali dei soggetti con i quali viene in contatto.

Tutto questo per dire che i dati personali, i gusti, le propensioni al consumo, le tendenze, le affinità, sono divenuti dati importantissimi per le aziende e per gli intermediari. Tanto più importanti quanto accurati e precisi da diventare l’oggetto principale dello studio dei marketing manager; un affare si può concludere innanzitutto se esiste un prodotto ma, al tempo stesso, se esiste un consumatore interessato.

Proprio a questo hanno pensato gli ideatori di Weople, un’applicazione sviluppata in Italia da una startup tutta italiana che punta a restituire il controllo dei dati personali, ricavandone anche un profitto. Il ragionamento è semplice e rivoluzionario: “Perché non provare a guadagnare dai propri dati garantendo, al tempo stesso, maggiore sicurezza proprio sfruttando l’entrata in vigore della norma europea sulla protezione dei dati? Perché non creare una “banca dei dati personali” articolata per aiutare le persone ad avere un vantaggio economico dalle proprie informazioni personali?

Weople fa proprio questo; distribuisce i dati personali in alcune “cassette” con diversi gradi di riservatezza, li rende anonimi e li fa fruttare sul mercato senza però vendere l’identità di nessuno. Il 90% del valore generato viene restituito all’iscritto, al netto dei costi di gestione.

Pare che il sistema funzioni davvero; le aziende sono interessate alla qualità di quei dati e sono disposte a pagarli sempre di più.

Per comprendere il giro d’affari, a cui si è ispirato il fondatore e amministratore delegato Silvio Siliprandi, sociologo, ex numero uno di GfK Eurisko, si calcola che questo particolare mercato valga circa 3 miliardi di euro, con il trend in continua crescita.

Che Facebook e i suoi fratelli siano un servizio gratuito è una mera illusione: la vera merce di scambio è proprio nei dati che consegniamo alle piattaforme digitali. Gli stessi dati che forniamo in cambio di ogni carta fedeltà che abbiamo nel portafoglio.

E la Gdpr? Un fallimento a metà; provate a chiedere copia dei vostri dati o a impedirne la cessione a terzi. Puro esercizio da monaci certosini.