Amazon presto adotterà Bitcoin come mezzo di pagamento

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Dal settimanale tedesco Die Welt arrivano nuove indiscrezioni relative alla possibilità che Amazon adotti presto il Bitcoin come mezzo di pagamento sulla sua piattaforma di e-commerce.

Die Welt riporta fonti vicine alle aziende fintech californiane, in particolare alcune dichiarazioni presenti in un report prodotto da James Altucher, tycoon, manager di hedge funds e fondatore di alcune startup nel settore della finanza online che darebbero per imminente l’annuncio da parte di Amazon.

Se le notizie fossero confermate Amazon si posizionerebbe come leader nell’innovazione e prima global company ad accettare Bitcoin su larga scala. Già oggi è possibile pagare con Bitcoin gli acquisti di Amazon per mezzo di servizi terzi. E’ quindi probabile che Amazon voglia attivare direttamente il servizio.

Intanto, oggi la quotazione del Bitcoin ha raggiunto e superato il supporto dei 7.500 USD e viaggia con velocità impressionante verso il prossimo traguardo dei 10.000 USD. L’adozione da parte di Amazon non potrà che spingere la diffusione della criptomoneta verso nuovi livelli.

Bonifici: il nuovo pagamento istantaneo

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Una novità che riguarda milioni di italiani: dal 21 novembre partono i bonifici istantanei, un nuovo metodo di pagamento in funzione in tutta l’ Eurozona.

Il nuovo bonifico non sarà revocabile e si potrà utilizzare per importi non superiori a 15 mila Euro.

La novità sostanziale è che il pagamento sarà eseguito nel giro di 10 secondi, sette giorni su sette.

Ma c’è qualche sorpresa per chi riceve il bonifico.

Spunta infatti una commissione anche in entrata che può arrivare fino a 34 centesimi, ma addirittura a 7,50 euro nel caso in cui il bonifico provenga dalla Svizzera o da Montecarlo.

Di fatto le banche non hanno ancora applicato una commissione per chi riceve i soldi ma, con l’introduzione di questo nuovo sistema, la regola potrebbe cambiare e gli istituti di credito potrebbero tuffarsi nella nuova fonte di entrate.

Negli ultimi 11 anni l’utilizzo dei bonifici è aumentato del 24% tra i metodi di pagamento.

I Bitcoin, cosa sono

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Bitcoin Perché non è più possibile non tener conto della rapida diffusione di questa “moneta”, nonostante i dubbi e le perplessità ad essa connessi

Perché non è più possibile non tener conto della rapida diffusione di questa
“moneta”, nonostante i dubbi e le perplessità ad essa connessi

Il Bitcoin, moneta virtuale, rappresenta sicuramente una seria minaccia al sistema bancario degli strumenti di pagamento elettronici e delle transazioni commerciali internazionali con ovvie implicazioni sui ricavi.

Con l’aumentare della sua diffusione esiste inoltre il rischio concreto che le istituzioni monetarie perdano pezzi sul controllo dell’emissione, circolazione e valore della moneta.

In tutto il mondo, in particolare negli USA, molte delle più grandi banche stanno guardando con grande interesse al fenomeno delle criptovalute, il cui volume totale è stimato, oggi, intorno ai 120 miliardi di dollari.

Bitcoin e assimilati sembrano infatti non rappresentare un fenomeno destinato ad esaurirsi, oggetto di approfondimento per analisi puramente accademiche o tesi universitarie, diventando infatti popolari anche tra i non addetti ai lavori, grazie a film o serie televisive di grande diffusione.

Per capire di che cosa stiamo parlando è bene ricordare che, dall’inizio dell’anno, il bitcoin si è apprezzato di circa il 200% con ulteriori forti rialzi negli ultimi giorni, tanto da indurre Goldman Sachs, una delle più grandi banche d’affari americane, a sostenere che gli investitori istituzionali non possono più ignorare ciò che sta accadendo (fonte Bloomberg analisi di R. Boroujerdi e J. Binder Graham).

Il problema di questa veloce e massiccia diffusione di una valuta riconducibile a internet, la cui legittimità sembra non essere più in discussione, è determinato dal fatto che essa sta risultando tanto appetibile per gli investitori da attrarre capitali “veri”. Ciò, nonostante negli Stati Uniti l’Internal Revenue Service, l’equivalente dell’Agenzia delle Entrate italiana, abbia decretato che la moneta virtuale non dispone di uno status legale, pur trattandola come proprietà ai fini fiscali.

Gli scambi di bitcoin che vengono eseguiti oggi su piattaforme offshore potrebbero essere negoziati negli Stati Uniti entro la fine del 2017.

Vediamo ora di capire come nasce e come funziona il bitcoin e, soprattutto, che livello di rischio può rappresentare per gli investitori.

Il Bitcoin (codice: BTC o XBT) – riporta wikipedia – è una moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, che sviluppò un’idea da lui stesso presentata su Internet a fine 2008.

Per convenzione, il termine Bitcoin, con l’iniziale maiuscola, si riferisce alla tecnologia e alla rete, mentre il minuscolo bitcoin si riferisce alla valuta in sé.

Si tratterebbe, in sostanza, di una cripto-valuta, ovvero di una valuta decentralizzata digitale il cui utilizzo si basa sui principi della crittografia. Tale tecnica consente di “cifrare” un messaggio rendendolo leggibile solo al destinatario in modo da validare le transazioni e permettere la creazione di moneta/valuta digitale, con la possibilità di effettuare pagamenti online in maniera molto sicura.

La creazione della moneta diventa quindi un’azione condivisa da chi la utilizza, in quanto non vi è nessun ente o soggetto centrale che ne controlli l’emissione, che quindi è basata sul meccanismo informatico peer to peer (rete locale in cui ognuno dei computer collegati ha pari diritto di accesso alle risorse comuni).

Mancando di fatto un soggetto identificato con diritti di gestione della moneta, è il solo algoritmo di creazione che ne definisce le caratteristiche ed i limiti di emissione.

Per meglio comprendere la portata “rivoluzionaria” di questo processo si ricorda come l’intermediazione tradizionale delle monete, euro, dollaro, sterlina, etc. viene svolta dalle Banche Centrali, che garantiscono che l’emissione di moneta avvenga nel rispetto delle regole e leggi stabilite dallo Stato, sia dalle banche, nel caso di moneta scritturale e/o elettronica.

Una delle caratteristiche tipiche del Bitcoin è invece l’assenza di un soggetto intermediario nella trasmissione di moneta.

Questo processo di creazione della moneta virtuale ha generato un problema su come catalogare giuridicamente i bitcoin e le altre cripto-valute.

A tal proposito, la Banca Centrale Europea ha precisato che le monete virtuali, non avendo un sistema normativo che ne stabilisca la funzione di mezzo di adempimento delle obbligazioni pecuniarie, non sono moneta. Sono moneta solo in senso contrattuale, valida nei meccanismi di scambio quando vi sia un accordo tra le parti (ad esempio negli acquisti on-line o addirittura nel caso dell’Università degli Studi di Nicosia Cipro per il pagamento delle tasse universitarie).

Le monete virtuali secondo la BCE, non sono soggette alla normativa PSD (Payment Services Directive i servizi di pagamento europei).

La Banca d’Italia ha emesso diverse note di avvertenze precisando che ”l’emissione e la gestione di valute virtuali, compresa la conversione in moneta tradizionale, sono attività non soggette a vigilanza da parte della stessa Banca d’Italia né di alcuna altra autorità in Italia. Ne deriva l’assenza di forme di tutela o garanzia delle somme “depositate”. In caso di condotta fraudolenta, di fallimento o cessazione di attività delle piattaforme di scambio non esistono tutele normative specifiche atte a coprire le perdite subite.

Analogamente, per le somme in valuta virtuale depositate presso terzi non operano i tradizionali strumenti di tutela, quali i sistemi di garanzia dei depositi.”

Su questi aspetti, che impongono forte cautela, è di questi giorni la notizia della maxi multa da 2,6 milioni di euro per la criptovaluta OneCoin.

L’Antitrust ha accusato la società One Life Network di vendita piramidale e promozione ingannevole.

L’Autorità garante della concorrenza ha considerato le modalità utilizzate dalla società per promuovere l’acquisto della moneta virtuale OneCoins scorrette, sia per le modalità ingannevoli con le quali erano descritte le caratteristiche, i termini e le condizioni del prodotto proposto, sia in quanto il sistema attuava una vendita a carattere piramidale considerata dal Codice del Consumo tra le pratiche commerciali ingannevoli.

Per quel che riguarda le possibili ricadute sulla politica monetaria in area euro, la BCE è molto attenta a questo tipo di “monete”, infatti da tre anni è stata creata da Mario Draghi una commissione di tecnici con il compito di tenere sotto controllo la diffusione dei Bitcoin/criptovalute nell’Eurozona.

Nell’ultimo rapporto del 2015 della commissione (“Virtual currency schemes a further analysis”), Bitcoin e assimilati vengono descritti letteralmente come “la più grande minaccia potenziale per la politica monetaria e la stabilità dei prezzi, per la stabilità finanziaria e la vigilanza prudenziale”.

Occorre comunque evidenziare che le banche tradizionali nel rispetto delle normative, si stanno muovendo per non essere escluse da questo fenomeno che, molto probabilmente in futuro, avrà forti ripercussioni sul mondo bancario, ad esempio con il “nulla osta” della BCE. Il 17 gennaio 2017 Deutsche Bank, HSBC, KBC, Natixis, Rabobank, Société Générale e Unicredit hanno sottoscritto a Bruxelles un “Memorandum of Understanding” per partecipare insieme allo sviluppo di tecnologie blockchain standardizzate che sono alla base delle monete virtuali come Bitcoin.

La piattaforma individuata è la “Digital Trade Chain” (DTC), utilizzata per i pagamenti per le piccole e medie imprese sviluppata dalla banca belga KBC, che collega tutte le parti coinvolte nella transazione commerciale: acquirente, venditore, intermediario finanziario.

In conclusione, è necessario rimarcare che, come per ogni tipo di innovazione finanziaria e non solo, anche per questo fenomeno delle monete virtuali ci sono luci ma anche ombre che, in una fase di forte espansione iniziale, in assenza di quadri normativi e di tutele, espongono ad elevati rischi oltre che dare opportunità di guadagno.

By Luciano Arciello

Fonti:

  • Sole 24 ore
  • Wikipedia
  • Banca Centrale Europea
  • Banca d’Italia
  • ANSA
  • dirittobancario.it
  • ABI
  • Investing in cryptocurrencies (Società italiana Analisi Tecnica)

 

Bitcoin: la criptovaluta passa a SegWit

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C’è aria di novità nel mondo dei Bitcoin.

In questi giorni è stato avviato un cambio epocale nel modello di gestione delle transazioni che prevede l’adozione del protocollo SegWit (Segregated Witness) con lo scopo di migliorare la qualità e la velocità delle transazioni.

Il nuovo protocollo, già adottato da altre criptomonete come i Litecoin, permette di velocizzare le transazioni sostanzialmente attraverso l’invio separato dei dati che certificano la transazione ed eliminando in particolare i due principali problemi che fino ad oggi hanno ridotto lo sviluppo e la diffusione della criptomoneta.

Il primo problema è la limitata capacità dei Bitcoin; fino ad oggi era possibile produrre un numero limitato di Bitcoin che al massimo potevano occupare fino ad 1MB. Si pensi a quanto questo possa essere limitante mentre sempre più merchant online o fisici accettano Bitcoin e si stanno diffondendo soprattutto negli USA gli apparecchi ATM per lo scambio della criptomoneta.

Il secondo è che la mancanza di spazio non permetteva di creare contratti e scambiarli tramite la blockchain, come previsto per esempio dalla criptomoneta Ethereum, che in un anno, proprio in virtù di questa sua caratteristica è cresciuta di valore per più di 3.800% passando da un controvalore di 9$ (ago-2016) alla quotazione attuale di 355,99$ (oggi). Ad Ethereum, ed alla sua capacità di trasferire la proprietà di bond finanziari e contratti smart si è interessata JPM Chase, la più grande banca americana.

Separare la firma digitale dal Bitcoin e aggiungerla al protocollo SegWit (o BIP91)  nella blockchain dei bitcoin permette di liberare spazio nei blocchi ed ovviare a questi problemi aggiungendo scalabilità alla criptomoneta. Il Bitcoin vero e proprio potrà ora occupare 2MB di spazio invece che 1MB.

Il tutto non senza qualche perplessità espressa dai geek della criptovaluta che paventano una possibile maggiore facilità di contraffazione dei blocchi ora non firmati.

Ad oggi la maggior parte dei miners e dei servizi di exchange (l’85% circa) hanno deciso di adottare il nuovo protocollo. Con il tempo, i nodi che non lo adotteranno saranno via via esclusi dal network Bitcoin.

Sebbene possa sembrare un cambiamento meramente tecnologico, l’adozione del SegWit potrebbe avere un impatto di lunga durata anche sulla quotazione del Bitcoin proprio in virtù della accresciuta facilità di mining e della migliore scalabilità ed usabilità della moneta. D’altro canto, il maggior numero di Bitcoin minabili, potrebbe nel lungo periodo ridurre o per lo meno stabilizzare la quotazione ad oggi in crescita esponenziale (oggi il controvalore di un BTC è pari a 4.374,39$)

Apple Pay: in arrivo nuovi servizi

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Banche che aderiscono ad Apple Pay

Novità in arrivo per il servizio Apple Pay inizialmente arrivato in Italia con 3 soli partner Unicredit, Boon e Carrefour Banca.

Apprendiamo direttamente dal sito di Apple che a questi iniziali partner si sono aggiunti CartaBCC, Edenred con le sue carte Expendia Smart, Fineco Bank, Hype, Widiba, N26 e Banca Mediolanum. Quest’ultima ha già attivato il servizio, mentre per le altre novità bisognerà attendere il secondo semestre del 2017.

Inoltre, è recente la notizia che oltre alle carte dei circuiti Visa e Mastercard, è già possibile aggiungere al wallet Apple Pay le carte AMEX.

Anche se American Express non è un circuito molto diffuso ed accettato in Italia sta comunque riscuotendo un ottimo successo tra coloro che hanno bisogno di plafond elevati, soprattutto per carte revolving offerte spesso in maniera gratuita perché associate a programmi di loyalty.