Banche sotto la lente della BCE

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Banche sotto la lente della BCE

Estensione e armonizzazione dei controlli per evitare catastrofi, a tutela dei clienti, ma anche dei dipendenti.

Era la mattina del 15 settembre del 2008 quando Lehman Brothers – società fondata nel 1850 considerata uno dei più importanti operatori del mercato dei titoli di stato americani – ha annunciato al mondo di volersi avvalere del “Chapter 11 del Bankruptcy Code“, una procedura prevista dalla legge statunitense che si avvia in caso di fallimento.

Quella che, dagli addetti ai lavori, viene a ragione ricordata come la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti, produsse debiti bancari per un ammontare di circa 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi.

Da allora sono trascorsi quasi nove anni, il mondo, anche a causa dell’accelerazione fortissima impressagli dalla globalizzazione, è cambiato radicalmente, forse non in meglio e, tuttavia, molte di quelle cause che hanno creato i presupposti di una gigantesca crisi globale – vedi uno spregiudicato utilizzo della finanza creativa – sembrano essere ancora sul tappeto, rinvigorite dalla deregulation finanziaria annunciata dall’amministrazione Trump.

A denunciare la pericolosità delle teorie iper-liberiste da un lato e ultra protezioniste dall’altro coltivate dall’attuale inquilino della Casa Bianca non sono, come twitterebbe lui, i maledetti costruttori di “fake news”, ma il ben più credibile e accreditato vicepresidente della Federal Reserve, Stanley Fischer.

Fischer sostiene che siamo in presenza di segnali preoccupanti che farebbero presagire il ritorno a quello status quo che ha prodotto la crisi che ha messo in ginocchio l’economia mondiale e che la poco lungimirante visione di Trump, secondo la quale il sistema finanziario per crescere possa autoregolamentarsi, di fatto archiviando regole in vigore da 10 anni e appositamente varate per evitare che quanto verificatosi nel 2008 potesse ripetersi, certo non aiuta.

Ancora più pericolosa appare la richiesta di “ammorbidire” gli stress test, abbassando gli standard bancari.

Mentre l’ America – preda dello stato confusionale, anche in materia economica, in cui versa la nuova amministrazione – si interroga sul futuro con
grande incertezza e preoccupazione, che certo non giovano a un Paese che, così come avvenuto nel recente passato, si ricandida a governare il mondo, in Europa – grazie ai dati forniti dalla Banca Centrale nel suo recente rapporto sul settore – si prende atto che dall’inizio della crisi finanziaria sono
scomparse circa 700 banche.

In questa ultima fase di una crisi lunga 10 anni che cambia il modo di manifestarsi, ma che rimane comunque aggressiva, le istituzioni finanziarie che sembrano soffrire di più sono quelle “piccole”, tanto che in appena 9 mesi – sempre stando ai dati della BCE – avrebbero perso la propria autonomia circa 140 banche di piccole dimensioni.

A ciò va aggiunta la notizia, ormai data per certa dai maggiori quotidiani finanziari europei che, il 2018 vedrà l’estensione degli stress test e delle ispezioni della Banca Centrale Europea anche a quelle realtà di dimensioni più contenute, fino a oggi rimaste immuni dal fenomeno. In Italia, il nuovo modus operandi, se confermato, coinvolgerebbe circa 450 aziende, banche di credito cooperativo comprese.

Tuttavia sarebbe proprio la “rigorosissima” Germania a pagare il prezzo più alto per questo nuovo modello di trasparenza, con ben 1660 banche per ora rimaste in una sorta di cono d’ombra protettivo che finirebbero sotto la lente d’ingrandimento della BCE.

Sicuramente l’estensione e l’armonizzazione dei controlli va nella direzione di
una maggior trasparenza nei bilanci e, quindi, a cascata di una maggior tutela dei clienti, ma anche del personale.

L’obiettivo primario del sindacato è quello di evitare, a ogni costo, quei fenomeni di mala-gestione che troppo a lungo tollerati, anche da chi avrebbe dovuto vigilare, hanno reso agonizzanti banche un tempo solide.

Siamo convinti che solo andando nella direzione opposta, oggi tanto invocata da Donald Trump, di una totale deregolamentazione dei mercati finanziari si possa creare un ordine duraturo e trasparente che con il tempo ricostruisca anche il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni finanziarie a ogni livello e renda non replicabili catastrofi come quella ascrivibile a Lehman Brothers.

By Cristina Attuati